#CeresstaconRummo

ll 15 ottobre 2015, Benevento è stata colpita da un’alluvione che l’ha messa in ginocchio. Il fiume Calore è esondato trascinando il suo fango che ha coperto strade, case e anche la fabbrica di pasta Rummo. Alla Rummo hanno perso il grano, i macchinari e i locali, invasi dal fango e circa 30 operai per salvarsi la vita sono stati costretti salire sul tetto del padiglione industriale e tratti in salvo dall’arrivo dei Vigili del fuoco.

Infatti, l’acqua e il fango hanno colpito sopratutto l’area industriale della città sannita, evento che ha causato la morte di 2 persone. Si stima che circa 1500 persone che lavorano nella zona industriale abbiano perso il lavoro mentre per ora lo hanno perso i circa 400 operai della Rummo.”Sono la figlia di uno dei dipendenti del pastificio Rummo. Ho visto per la prima volta la disperazione sulla faccia di mio padre e credo non ci sia cosa peggiore per una figlia. Ma in lui come nei suoi colleghi ho visto tanta voglia di andare avanti, tanta determinazione nel volersi rialzare per essere persino più forti di prima””Ci basta guardare i volti degli operai per capire quanto sia grave quello che è successo” ha fatto sapere l’azienda. Su Twitter, la blogger Selvaggia Lucarelli ha pubblicato una foto in cui mostra un pacco di pasta Rummo commentando: “Questo è il mio pensiero per il pastificio Rummo e per gli operai che durante l’alluvione a Benevento hanno lottato contro la furia dell’acqua per salvarsi e salvare la fabbrica. Io la vostra pasta la compravo già, sono certa che nei prossimi giorni la compreranno in tanti, per aiutarvi a tornare al lavoro”.Lo showman Fiorello ha partecipato alla campagna, commentando in un post su Facebook il coraggio e l’intraprendenza dell’azienda campana che dopo l’alluvione ha diffuso il messaggio che recita: “L’acqua non ci ha mai rammollito” sopra la foto di uno dei maltagliati che hanno reso famoso il marchio. “Applausi al pastificio Rummo che dopo le ultime alluvioni in Campania, si rimbocca le maniche e risponde cosi'”Non è da meno il Trio Medusa, che ha espresso su Twitter la propria solidarietà ai maestri della pasta di Benevento.

Sabato 24 ottobre, in seguito all’alluvione che ha colpito il Sannio, Ceres era a Benevento. Con una bella cena e birra, per celebrare gli sforzi dei volontari che in questi giorni stanno riportando le città al loro splendore.

CERES supporta l’iniziativa!

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Say no to ghosting

Le storie possono finire. Ma, allora, non è amore. È «solo» una passione che finisce. Il che non vuol dire che non si sia stati sinceri quando si diceva «ti amo». Vuol solo dire che non era quell’amore che resiste anche quando arriva la tempesta. Ci illudiamo. Confondiamo la passione con l’amore. Ciò che invece non succede è che l’amore finisca. Perché o si ama, e allora l’amore è per sempre, oppure non si ama. E allora prima o poi finisce tutto. L’importante è lasciarsi bene. Il tema del separarsi è difficile da elaborare, molti di noi tirano fuori la parte peggiore. Ci si potrebbe confrontare. I toni potrebbero anche essere accesi, ma la chiusura sarebbe liberatoria. E invece si sparisce, restando carichi di cose non dette. Sparire. Per non ferire, per non essere ferito. Tutti elementi che non lasciano liberi di riprendere la vita. È come se una parte di noi fosse sempre impegnata a rimuovere quel rapporto non ancora concluso. Rimuovere significa tenerlo lì, sospeso. Chi rompe i rapporti invece di chiuderli, scomparendo all’improvviso, non riesce mai a ripartire veramente. È molto meglio legittimare i motivi della propria decisione, così da non essere male interpretati. La fuga lascianoghosting il  rapporto aperto. Comunichiamo.

Le famiglie monoparentali

Le famiglie monoparentali sono composte per l’85% da mamme con uno o più figli, disoccupate anche a causa di precedenti scelte. Donne di 35-55 anni che si ritrovano a crescere uno o più figli con i soli alimenti o senza alcun sostegno. Serve una proposta di legge rivolta a queste famiglie che non hanno reddito, riconoscere una corsia preferenziale per dare sostegno. In particolare per le donne. Donne che chiedono di guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro. Nell’ultimo documento Strategia Europa 2020, la strategia dell’Unione europea per la crescita e l’occupazione,è sottolineata laProspetto-nuclei-monoparentali riduzione delle condizioni di povertà per le famiglie composte da un solo genitore. Su un totale di 24.611.766 famiglie censite nel 2011 dall’ISTAT, quelle composte da madri o padri soli con figli sono 2.651.827 (rispettivamente il 13,1% e il 2,8% del totale dei nuclei). In aumento di oltre 550 mila unità rispetto alle 2.100.999 di un decennio prima.Da notare che, in generale, per la stragrande maggioranza dei nuclei monoparentali si tratta di donne sole con bambini: l’82,6% pari a 2.189.201.Finora, solo pochi enti locali hanno messo in campo sussidi e prestiti agevolati per i nuclei monogenitoriali: il Veneto, la Lombardia, l’Umbria, la Sicilia e alcuni comuni. E a Bolzano, esiste da vent’anni la Südtiroler Plattform für Alleinerziehende a sostegno dei genitori single, che spesso si ritrovano in una condizione economica difficile: secondo l’Istat infatti, nel 2012 il 9,1 per cento di loro risultava in povertà assoluta, con uno spaventoso aumento rispetto al 5,8 per cento dell’anno precedente.È necessario approntare misure di sostegno e interventi specifici volti a scongiurare situazioni di grave povertà e di disagio sociale, sempre più in aumento nel nostro Paese.

La resilienza

La resilienza è cosa diversa dall’ottimismo. È la parola giusta per chi non crede più al “vissero tutti felici e contenti”. Resilienza indica, in metallurgia, la capacità di un materiale di resistere agli urti improvvisi senza spezzarsi. Se applicata alla psicologia diventa l’abilità personale di affrontare le avversità della vita, di uscirne rinforzati e, addirittura, trasformati positivamente.Nonostante suoni simile a resistenza, la resilienza è completamente diversa. Resistere è star fermi, immobili e passivi. La resilienza, all’opposto, comporta un’azione, un cambiare per adattarsi, in meglio, a una situazione. Una persona resiliente è, infatti, consapevole del mondo in cui vive. A volte è lei la causa principale dei suoi mali.

Il resiliente guarda l’orrore, come direbbe Conrad in Cuore di tenebra, dritto negli occhi, ne ha paura certo, ma è lì, pronto a sfidarlo. Se subisce un colpo, cade a terra, si cura le ferite, si rialza, e continua la sua strada.
Il resiliente non è ottimista. È realista. Analizzando la situazione, trae le dovute considerazioni e agisce di conseguenza. Il resiliente non è un eroe. Resilienti, in fondo, lo siamo un po’ tutti. La sofferenza, i tracolli finanziari, il dolore di quando ci strappano il cuore e ce lo servono su un piatto, non potranno mai toglierci una cosa: la capacità di impegnarci per trovare soluzioni ai problemi. Per essere consapevoli che la felicità sta arrivando solo se le permettiamo di arrivare.

Il silenzio della rimborsopoli calabrese

Occorre sempre ricordare la presunzione di innocenza… Anzi, vogliamo dire che, ancora una volta, l’uso delle misure cautelari appare eccessivo? Tralasciamo un attimo il fatto giudiziario, sicuramente gli indagati avranno modo di difendersi e giustificare le spese, inutile far notare le differenze di cifre tra gli indagati. E però… E però resta il senso di vuoto e di desolazione… E il silenzio…. PD muto… Cittadini muti… E poi il quadro di uomini che, essendo politicamente e ecomincamente privilegiati nella regione più povera, spendono i soldi del contribuente… Per cosa? Per fare politica, dicono? Politica? Quale? Qualcuno l’ha vista? E anche se fosse, costoro non hanno provato imbarazzo a spenderli quei soldi? Perché non hanno valorizzato il loro ruolo rinunciando a quei fondi e utilizzando parte delle loro già laute retribuzioni? Su cosa si deve riflettere Presidente? Sono tutti eticamente colpevoli. Di Geatano o Bilardi, ma come devono spiegare le cifre enormi a loro addebitate, e le pagine già pubbliche, delle loro giustificazioni,fanno ridere se non si trattasse di un vero schiaffo alla miseria di questa regione!E il presidente della medesima regione che fa, non sente la necessità di condannare questo comportamento, di prendere le distanze?E tutti dirigenti del pd che offrono la loro solidarietà al Presidente??Solidarietà a noi calabresi, uniche vittime!

Esercitiamo il nostro massimo diritto costituzionale
Andiamo a votare! Si potrebbe sicuramente parlare della bellezza della democrazia , della morte di tante persone per la libertà di voto, sulla necessità di sfruttare questo unico momento in nostro possesso , invece vorrei dirvi che il nostro voto conta. Non dobbiamo considerare come se nelle urne le schede altrui contassero più della nostra. Le elezioni sono il primo modo di incarnare la partecipazione politica. Se pensi con l’astensione di lanciare un messaggio, non è così. Non esprimere un diritto non lancia alcun messaggio. Alla fine sarai un numero, un numero che non esprime nulla, perché i numeri sopra avranno deciso per te.
Pensateci. E buon voto, per chiunque lo esprimiate.
sindaci cv

Parliamo di mafia, di lottatori, di blitz e anche di paracadutisti…

Parliamo di mafia, di lottatori, di blitz e anche di paracadutisti… quante parole per la povera Plati’! Se la democrazia e la legalita’ dipendessero dalle parole Plati’ sarebbe gia’ un paese libero. Non solo dalla ndrangheta, ma anche dal bisogno e dalle troppe parole…Penso che la vera sfida consista nel superamento di concetti fin troppo abusati quali “antimafia”, “lotta alla mafia” et similia… Convegni, libri, saggi di ogni tipo e dimensione… e che dire dei blitz? Con tutti gli arresti che si fanno o le parole che si inflazionano dovremmo essere arrivati alla fine del fenomeno… invece nel 2015 un Paese occidentale deve fare i conti con tutto questo… Allora basta con libri, conferenze etc… cominciamo con una riflessione seria sul nostro Sud (e non solo)… chiediamoci se può servire una politica paracadutata dall’alto… Che differenza c’è tra un commissario governativo e un politico che viene paracadutato dall’alto? Questa è democrazia? E se a Plati’ fosse percepita come una nuova forma di colonialismo? Cosa abbiamo fatto per tanti centri del Sud? Cosa prevede l’agenda di governo non per “lottare”, ma per investire in uomini, mezzi, strutture per promuovere una vera crescita? Quindi basta con i lottatori di turno, e avanti con una nuova cultura dello sviluppo sociale e culturale, prima ancora che economico… E infine, cerchiamo di ricordarci delle tante Plati’ del nostro Paese 365 giorni all’anno e non solo per estemporanee passarelle, che ci rendono probabilmente ridicoli agli occhi di coloro che vorremmo redimere….