sindrome di penelope

Politiche per la salute, sostegno  per il supporto del sistema dei servizi sociali (childcare e oldcare).
Uno studio dell’università di Messina, presentato durante l’11° Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (Aip) ha posto al centro dell’attenzione il problema della sindrome di Penelope nelle donne anziane in Italia. Sono infatti circa 700 mila le anziane italiane con oltre 75 anni, spesso vedove e sole, che si ammalano di nostalgia del tempo passato, e alimentano costantemente il loro dolore fisico dovuto all’età con un malessere psicologico in attesa di qualcosa di indefinito che sanno non arriverà mai. “Alcune donne malate”, ha spiegato il presidente dell’Aip, “guardano al domani con l’angoscia della solitudine e la paura del vuoto, sapendo di avere di fronte una vita che tende a durare sempre di più ma sarà piena solo di acciacchi, pillole e cure, di medici e di infermieri.  Nel mondo pieno di presenze senza senso, Penelope pensa al suo Ulisse e lo cerca nel vuoto. La sindrome è l’immagine del mondo moderno, dove appena fuori dal circuito del successo e della salute si attende un futuro che non c’è”. Queste donne finiscono con diventare ipertese, fragili e ad alto rischio di cadute; è dunque necessario identificare i sintomi di questa sindrome il prima possibile (tra i quali lentezza nei movimenti, dimagrimento, depressione)   Queste donne non devono essere lasciate a loro stesse e deve essere loro insegnato “il criterio del ‘qui e ora’ come antidoto all’attesa senza fine”.

Sarebbe  necessario effettuare uno screening completo della popolazione anziana, un vero e proprio censimento che ci possa far intercettare i bisogni di una fetta di popolazione che ha assoluta necessità di assistenza e che non esce quasi mai di casa ed è spesso affetta da più patologie. L’ obiettivo è quello di realizzare una rete integrata che coinvolga medici, famiglie, Associazioni di volontariato, Asl, Professionalità sanitarie e Istituzioni che sia in grado realmente di rispondere adeguatamente alla moltitudine di bisogni e necessità che ha questa fetta di popolazione che, in molti casi, sopravvive con la sola pensione sociale. Inoltre si dovrebbero coinvolgere gli stessi anziani, creando e formando dei gruppi di auto-mutuo-aiuto. Un progetto di questo tipo non può che produrre risultati, sia sul piano economico che su quello sociale..

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