Approvata la legge sulla doppia preferenza di genere

La Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la legge sulla “doppia preferenza di genere”, con 349 voti favorevoli, 25 contrari e 66 astenuti. Il testo della legge assicura il riequilibrio, per una pari opportunità di genere, in consigli e giunte degli enti locali, nei consigli regionali e nelle commissioni di concorsi pubblici. Stabilisce anche che nelle liste dei candidati alle comunali nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore ai due terzi. Questo è un modo per favorire la presenza femminile, la “doppia preferenza di genere”, non riserva dei seggi alle donne, bensì permette ai cittadini di scegliere di avere più donne, le più meritevoli, a rappresentarli. All’elettore sarà data l’opportunità facoltativa di scegliere entrambi i generi, consentendo, in concreto, a molte donne di avvicinarsi alla politica, l’elettore può esprimere due preferenze stabilendo che in tal caso il secondo voto vada ad un candidato di genere diverso dal primo.

Ricordiamoci che non sono sufficienti i meccanismi elettorali, bisogna agire dal basso partendo dalle sedi locali, dove le donne hanno modo di crescere. I partiti dovrebbero dimostrare un maggior coraggio nel candidare donne, quelle donne che vivono attivamente la società, aiutarle a sperimentarsi e a lanciarsi nell’esperienza politica. Non ignorarle. Farle sentire invisibili. Il raggiungimento delle pari rappresentanza in politica non potrà che discendere da un insieme di fattori. Fondamentale in questo senso è l’atteggiamento dei partiti.

Per consentire alle donne di accedere a queste cariche da una stessa linea di partenza, eliminando tutto ciò che impedisce il pieno raggiungimento della parità, è necessario che tutti i fattori – strumenti elettorali, autoregolamentazione dei partiti, misure legislative e più in generale, un nuovo approccio culturale – agiscano in sinergia così da realizzare la parità di genere in politica, senza produrre un appiattimento delle differenze di genere, ma consentendo a ciascuno, di offrire il proprio contributo. Soprattutto, consentendo alle donne di salvaguardare la propria identità senza che, al contrario, per accedere ai luoghi decisionali, sia necessario negare le proprie specificità, adattandosi cioè a modalità maschili di gestione del potere.

 

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