MIO PADRE

Negli ultimi anni la cena di natale è itinerante, non si sa mai dove sarà. Una volta non era così, una volta era sempre a casa dei miei. Una volta quando c’era lui, mio padre. Iniziava giorni e giorni prima a comprare roba da mangiare, preoccuparsi dei dolci da prenotare, la sua passione. Anche il menù era fisso. Uno strano menù della vigilia fatto di baccalà e salsiccia, e il primo sempre uguale Spaghetti con le olive nere e acciughe,e si poteva fare solo a natale. L’ultimo natale con lui è stato nel 2004. Eravamo tutti lì riuniti a tavola, si sapeva già che a a gennaio si sarebbe dovuto ricoverare a Catanzaro.”Un’operazione da niente,un filino vicino al cuore da rimettere a posto”questo dicevano i nostri medici .Ci credevamo. Forse lui no. Quella sera si mise a piangere e iniziò un discorso del tipo “quando io non ci sarò più…”io lo interruppi scherzando e dicendogli di non parlare in questo modo, che nulla poteva succedergli. I o ne ero convinta. Nulla poteva succedere alla nostra famiglia. Nulla poteva succedere a lui. Una persona che si è sempre occupata di tutti, dei parenti, degli amici. Chiunque aveva un problema ,lui risolveva sempre tutto. Era l’ancora di salvezza per tutti. Non saprò mai cosa voleva dirci .A gennaio partì, subito, i dottori di Catanzaro si resero conto chE la situazione era più grave, bisognava cambiare entrambe le valvole. In quel momento lui prese l’unica decisione sbagliata della sua vita, e lo fece sempre per noi, per non creare problemi, ormai era lì. Decise di restare e farsi operare. La Sanità in Calabria non è, e forse non lo sarà mai,capace di affrontare determinati casi, perchè operare e invece, non avere l’onestà intellettuale di dire vai, parti, vai a Milano…ovunque ma non qui!!La sera prima dell’operazione ,per sbaglio, così mi disse, gli è partita una telefonata,che felicità sentirlo,ancora sento quella sensazione, mi ricordo che gli dissi che finalmente Cristina aveva acconsentito a farsi lo shampoo, erano mesi che dovevo rincorrerla per casa. Lui mi rispose come sempre, che non dovevo forzarla,che importanza ha se non si la va i capelli per un mese, arriverà il momento e deciderà da sola di lavarseli. Amava tantissimo la sua nipotina. Cristina aveva poco più di tre anni, ma ancora oggi parla del nonno. Quella telefonata è stata l’ultima occasione per sentire la sua voce. Appena uscito dalla sala operatoria non era più lui. Vederlo in sala rianimazione credo sia stato, per me, il momento in cui ho dovuto trovare tutta la forza che avevo dentro, per affrontar quello che stava succedendo. La sua mente non era più lucida,parlava di cose assurde,ed era abbandonato da tutti,aveva problemi ad un piede per un embolo, nessuno si preoccupava. E noi non siamo stati capaci di buttare all’aria l’ospedale e di riprenderci nostro padre. A febbraio hanno deciso di dimetterlo e mandarlo a casa. Poteva sembrare una buona notizia. Invece solo dopo abbiamo capito che è stato un modo per l’ospedale di Catanzaro di lavarsene le mani. Non era il mio papà, ma ero felice lo stesso, era lì con me, potevo baciarlo,abbracciarlo. Tutto questo è durato pochi giorni,giorni pieni di amici che passavano a salutarlo, di momenti di lucidità, in cui ancora mi esponeva i suoi progetti per il futuro, si , perché a 72 anni, mio padre era pieno di entusiasmo e di nuove attività lavorative da intraprendere, aveva sempre un’idea nuova, non ho mai conosciuto un uomo così, inarrestabile, altro che posto fisso,lui cambiava lavoro spessissimo,cercava sempre nuove opportunità. La mattina del 19,mi ero fermata al supermercato,volevo prendere un po’ di carne,mi chiama mia sorella, mi dice di andare a casa subito. Strano come la mente si rifiuti di pensare al peggio. Ho pensato che avessero bisogno di me per qualche commissione. Parcheggiando sotto casa, ho visto tutte le macchine dei miei familiari, ed anche lì, dritta senza voler pensare a nulla. Quando sono entrata ho visto tutti nel corridoio, la mia mente era vuota,non riuscivo ad elaborare, finchè mia sorella mi prese da un braccio e mi disse,piangendo,”papà è morto”.Mi sono accasciata contro il muro sbattendo la testa all’indietro per cercare di svegliarmi da quell’incubo, non poteva essere vero, ricordo che dissi “Non è vero. L’hanno mandato a casa,hanno detto che si riprendeva”.Volevano impedirmi di vederlo, ma io sono corsa da lui, nella sua stanza, mi sono sdraiata accanto a lui, e lo baciavo,non sembrava morto. Era lì. Non poteva andarsene. Non poteva lasciarci. Sono stata due giorni accanto a lui, giorno e notte, lui non era un tipo coraggioso, non potevo farlo andare via da solo. Mia madre non c’era,la mattina era stata ricoverata in ospedale per attacco di cuore. Mia sorella non ce la faceva a stargli vicino, io no,io non lo vedevo morto, gli parlavo , lo baciavo. Per la prima volta ho capito a cosa servono i funerali, tutta la gente che viene a trovarti, che ti abbraccia,altrimenti impazziresti. Una situazione del genere non potresti mai affrontarla da sola. Hai bisogno di tutta quella gente che ti scuote, che non ti permette di lasciarti andare. Chiusero la bara. Mi ricordo le lacrime e il freddo del giorno del funerale. Tanta gente, tantissima, ed è proprio dal funerale che inizia il peggio, perché ti ritrovi sola,con le lacrime che non riesci a frenare, perché per strada vedi un suo amico e cerchi anche lui, trovi un suo maglione e lo senti ancora così vicino a te. Al cimitero ci vai tutti i giorni perché non vuoi che si senta solo. Un giorno sono andata in campagna, dove lui passava tutto il suo tempo libero, vicino le sue amate montagne, ed ho capito che lui non era al cimitero, lui era lì sulle sue montagne, con i suoi cani, libero. Sentivo la sua presenza, come sento che è qui, vicino a me e vicino a sua nipote, in ogni momento di difficoltà, e continuo a chiedere a lui “cosa devo fare”. Io non sono stata una figlia modello, e non ho dato le classiche soddisfazioni che i genitori si aspettano dai propri figli, ma sono sicura di essere stata amata moltissimo, ed io ho amato, e amo, mio padre. Quest’ amore non si può dissolvere nella terra, continuerà per sempre.papà 052

papà 009

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