Io vado a votare

Quelle che seguono sono le testimonianze di alcune note scrittrici a proposito della loro prima esperienza di voto, pubblicate su Mercurio, mensile di
politica, lettere, arte e scienze, n. 27-28,
novembre-dicembre 1946.

… Alba De Céspedes
Né posso passare sotto silenzio il
giorno che chiuse una lunga e
difficile avventura, e cioè il giorno
delle elezioni. Era quella
un’avventura cominciata molti anni
fa, prima dell’armistizio, del 25
luglio, il giorno – avevo poco più di
vent’anni – in cui vennero a
prendermi per condurmi in
prigione. Ero accusata di aver detto
liberamente quel che pensavo. Da
allora fu come se un’altra persona
abitasse in me, segreta, muta,
nascosta, alla quale non era
neppure permesso di respirare. È
stata sì, un’avventura umiliante e
penosa. Ma su quel segno in croce
sulla scheda mi pareva di aver
disegnato uno di quei fregi che
sostituiscono la parola fine. Uscii,
poi, liberata e giovane, come
quando ci si sente i capelli ben
ravviati sulla fronte.

… Maria Bellonci
Anche per me, come per tutti gli
scrittori, e come per tutti quelli che
sono avvezzi a mettere
continuamente se stessi al
paragone delle cose, gli
avvenimenti più importanti di
quest’anno 1946 sono fatti
interiori; ma è un fatto interiore – e
come – quello del 2 giugno quando
di sera, in una cabina di legno
povero e con in mano un lapis e
due schede, mi trovai
all’ improvviso di fronte a me,
cittadino.
Confesso che mi mancò il cuore e mi
venne l’impulso di fuggire. Non
che non avessi un’idea sicura, anzi;
ma mi parvero da rivedere tutte le
ragioni che mi avevano portato a
quest’idea, alla quale mi pareva
quasi di non aver diritto perché
non abbastanza ragionata,
coscienziosa, pura. Mi parve di
essere solo in quel momento
immessa in una corrente limpida
di verità; e il gesto che stavo per
fare, e che avrebbe avuto una
conseguenza diretta mi
sgomentava. Fu un momento di
smarrimento: lo risolsi
accettandolo, riconoscendolo; e la
mia idea ritornò mia, come
rassicurandomi.

… Anna Banti
Quanto al ’46 e a quel che di
“importante” per me, ci ho visto e
ci ho sentito, dove mai ravvisarlo
se non in quel due giugno che,
nella cabina di votazione, avevo il
cuore in gola e avevo paura di
sbagliarmi fra il segno della
repubblica e quello della
monarchia? Forse solo le donne
possono capirmi: e gli analfabeti.
Era un giorno bellissimo, si votava
in vista di un giardino dove i
bambini giocavano fra i grandi che,
calmi e sorridenti, aspettavano,
senza impazienza, di entrare. Una
riunione civilissima; e gli elettori
eran tutti di campagna, mezzadri e
manovali. Quando i presentimenti
neri mi opprimono, penso a quel
giorno e spero.

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