Mese: maggio 2013

Femminicidio è il termine esatto.

Leggo per l’ennesima volta una dicitura raccapricciante: “delitto passionale”. Il mio è un appello ai media: femminicidio questo è il termine esatto.I casi di femminicidio nel 2012 sono stati 124. Nel 2013 viene uccisa una donna ogni tre giorni. Nessun “gesto di follia”, nessun “raptus”,nessun delitto passionale. Il femminicidio parte dalla cultura di dominio maschile sulle donne,contro la loro indipendenza,libertà di scegliere e di decidere.Bisogna condurre azioni di cambiamento culturale, del rispetto delle donne. Chiedo agli uomini, tutti, di affrontare questi temi, parliamone con i nostri ragazzi, nelle scuole, nelle associazioni, ma non solo tra noi donne, confrontiamoci tutti. Facciamolo per Fabiana che a 16 anni è stata accoltellata e bruciata dal suo ragazzo,
sperando di poter aiutare tutte le altre.

#TISALUTO

 

In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.

Spesso abbiamo subito commenti misogini, dalle considerazioni sul nostro aspetto fisico allo scopo di intimidirci e di ricondurci alla condizione di oggetto, al violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio.

In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.

Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.

A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto.
Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa.

L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo.

L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.

Pensate se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero abbandonando programmi, trasmissioni tv o semplici conversazioni.

Pensate se donne e uomini di buona volontà non partecipassero a convegni, iniziative e trasmissioni che prevedono solo relatori uomini, o quasi (le occasioni sono quotidiane).

Pensate se in Rete abbandonassero il dialogo, usando due semplici parole: #tisaluto.
Sarebbe un modo pubblico per dire: noi non ci stiamo. O rispettate le donne o noi, a queste regole del gioco, non ci stiamo.

Se è dai piccoli gesti che si comincia a costruire una società civile, proviamo a farne uno molto semplice.
Andiamocene. E diciamo #tisaluto.

Questo post è pubblicato in contemporanea anche da altre blogger.(Il disegno e il post originali sono di Giorgia Vezzoli. Grazie Giorgia. Il post è stato anche pubblicato da Loredana LipperiniLorella ZanardoGiovanna Cosenza).Se ti va, copiancollalo anche tu!