Mese: giugno 2013

Castrovillari burning

In quale vicolo o strada batterà il tuo cuore
hai girato ovunque pur di trovare il tuo spazio in lista
qualcuno c’è cascato
e poi hai iniziato a fare il grillino
poi di nuovo un passo indietro
ed uno adelante
se sei ancora lì è solo per promessa che ti hanno fatto
non certo per lealtà politica
promessa che futuro non avrà
perchè dai monti scenderà chi ti dirà noi qui non lo vogliamo
e forse allora chiederai altro
e allora chiederanno anche i giovani,
che nascondono la più vecchia politica castrovillarese
sono solo portavoce dei vecchi politici
che non si fanno vedere in consiglio
ma solo alle riunioni di maggioranza
dove i bimbi tacciono e parlano le vecchie volpi
e continuerete tutti in questo girotondo
…mentre Castrovillari is burning

Ho cercato un luogo……….

Ho cercato un luogo, dove il mio entusiasmo e la mia passione civile potessero trovare un contesto in cui potersi sviluppare ed essere valorizzati. La necessità di politica, come condivisione e partecipazione. Ho bisogno di buona politica, di entusiasmarmi ancora e di credere. Credo di aver trovato quel luogo. Sel. Io credo in quel che faccio, credo ci sia una politica “buona”. Il parlare sempre contro, la diffidenza, a volte è soltanto il nascondersi dietro al non volersi impegnare. La politica siamo tutti noi, uomini e donne, che in modo civile e democratico lavoriamo per il paese. I partiti dovrebbero essere il luogo adibito a fare questo.  Impariamo a convivere mettendo da parte il voler entrare in conflitto aperto ogni qual volta emerge un disaccordo. Abbiamo bisogno di tutta la nostra capacità di mediazione e di ascolto, la nostra comprensione e il nostro spirito di sacrificio per promuovere una politica capace di prendere delle decisioni che siano condivise perché basate sul reciproco ascolto, il reciproco rispetto e siano costruite attraverso procedure democratiche che consentano di realizzare in modo trasparente una mediazione condivisa tra i diversi punti di vista.

La sede del Coordinamento Cittadino di Sel a Castrovillari è in via Cairoli.

Coordinatore Esecutivo Pino Campanella.

Segreteria Marco Federico Vincenzo Fuscaldi Giuseppe Vincelli

Esecutivo Franco Dolce Pietro Manzo Francesco Miglio Vanessa Cappuccio Lello Pellicori Vincenzo Trimani Marina Martino.

Convenzione di Istanbul: sì definitivo.

Senato.Mercoledì 19 Giugno 2013 – 44ª Seduta pubblica

 

 

 

 

All’unanimità, l’Assemblea ha approvato, in via definitiva, il ddl n. 720, recante ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, fatta a Istanbul l’11 maggio 2011, già approvato dalla Camera dei deputati.

 

Sono state approvate anche due mozioni: la mozione 1-00056, presentata dal Gruppo Lega Nord, impegna il Governo a sostenere la rete dei centri antiviolenza sul territorio nazionale, a promuovere la stesura di un codice di autoregolamentazione per la tutela delle donne nella pubblicità, a contrastare efficacemente la pratica della mutilazione genitale femminile nel territorio nazionale. La mozione unitaria 1-00064, sottoscritta dai senatori Zanda (PD), Schifani (PdL), Crimi (M5S), Susta (SCpI), Ferrara (GAL), De Petris (Misto-SEL), impegna il Governo ad adottare le misure necessarie per dare piena attuazione alla Convenzione nell’ordinamento nazionale e a favorire la creazione di una struttura interministeriale con compiti di monitoraggio e coordinamento, a sollecitare la ratifica della Convenzione da parte degli Stati membri della UE e lo stanziamento a livello europeo di maggiori risorse per l’eradicazione della violenza contro le donne.

 

Nella seduta di ieri la relatrice, senatrice Fattorini (PD), aveva illustrato i contenuti della Convenzione di Istanbul che rappresenta il primo strumento internazionale, giuridicamente vincolante, volto a creare un quadro normativo completo per un’efficace lotta alla violenza contro le donne in termini di prevenzione, protezione, repressione, monitoraggio e integrazione delle politiche. Punto più avanzato del diritto internazionale, il trattato riconosce che la violenza sulle donne è anzitutto una violazione dei diritti umani e del principio di eguaglianza e poi una forma di discriminazione. Il testo si compone di un preambolo e 81 articoli, suddivisi in 12 capitoli. Il preambolo afferma che la violenza contro le donne è conseguenza e causa di rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi e individua nel raggiungimento dell’eguaglianza l’elemento chiave per prevenire il fenomeno. Nella consapevolezza che cuore della prevenzione non è l’aspetto giuridico bensì l’aspetto culturale e politico, il trattato impegna le parti a promuovere campagne di sensibilizzazione e programmi educativi e stabilisce l’obbligo di adottare normative di adeguamento dell’ordinamento interno sotto il profilo del diritto sostanziale e processuale.

 

La discussione generale congiunta si è conclusa con gli interventi dei senatori: Nencini (Aut-PSI), Erika Stefani (LN-Aut), Stefania Giannini (SCpI), Bilardi (GAL), Campanella (M5S), Anna Bonfrisco (PdL), Valeria Fedeli (PD).

 

In sede di replica la relatrice, senatrice Fattorini (PD) ha auspicato, contro i rischi della retorica di genere, una politica fattiva a tutela delle donne. La Vice Ministro per gli affari esteri Dassù ha ribadito l’impegno del Governo italiano a esercitare pressioni affinché la Convenzione di Istanbul sia ratificata da parte degli Stati membri dell’Unione europea e ha accolto l’ordine del giorno G100, dei senatori Federica Chiavaroli (PdL) e altri, che impegna a dare attuazione alla Convenzione nei limiti dei princìpi costituzionali.

FEMMINICIDIO

Ciudad Juárez è una delle città più grandi del Messico, città di frontiera con gli Stati Uniti, dal 1993 al 2003 è stata teatro dell’uccisione di 285 donne. Negli anni sessanta sono nate le grandi industrie manifatturiere, con prevalentemente donne lavoratrici, questo  ha portato ad un riassestamento nei tradizionali ruoli di genere. In questo contesto nacque  il termine “femminicidio” che sottolineava la relazione diretta tra i cambiamenti della società, il maschilismo che la domina, le disuguaglianze sociali e il grado di violenza che si genera.

Femminicidio è quindi un neologismo che viene da lontano, ed  ha assunto un forte significato politico a livello globale. È una parola che ci racconta come la violenza contro le donne coinvolga tutti, donne e uomini. Basta parlare di violenza contro le donne come di “una terribile emergenza” senza sapere che invece la violenza è un problema strutturale.

I casi di femminicidio nel 2012 sono stati 124. Nel 2013 viene uccisa una donna ogni tre giorni. Nessun “gesto di follia”, nessun “raptus”, nessun delitto passionale. Il femminicidio parte dalla cultura di dominio maschile sulle donne, contro la loro indipendenza, libertà di scegliere e di decidere.

La Boldrini, ricordando con un minuto di silenzio Fabiana ,in apertura del dibattito per la ratifica della Convenzione di Istanbul, ha detto che «l’uguaglianza di genere de iure e de facto è un elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne»” e che “nessuna violenza può essere debellata fino a quando il rapporto uomo-donna non si libererà di concetti come subalternità e possesso”.

“Con l’espressione violenza nei confronti delle donne – si legge nella Convenzione di Istanbul – si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano, o sono suscettibili di provocare, danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata”. Inoltre “La presente Convenzione si applica a tutte le forme di violenza contro le donne, compresa la violenza domestica, che colpisce le donne in modo sproporzionato”, e che comprende “tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima”.

Prevenzione, punizione dei colpevoli, protezione delle vittime sono i tre punti su cui lavorare.

La maggior parte delle donne uccise aveva già chiesto aiuto alle Istituzioni. Questo significa che hanno ricevuto un aiuto inadeguato. Bisogna assicurare che i pubblici ufficiali, specialmente i funzionari delle Forze dell’ordine ed i professionisti del settore giudiziario, medico, sociale ricevano una sensibilizzazione sistematica e completa su tutte le forme di violenza nei confronti delle donne.

Riconoscimento del ruolo delle case e centri antiviolenza. Campagne di prevenzione e sensibilizzazione a partire dalle scuole. Misure di autoregolamentazione nel mondo dell’informazione e pubblicitario contro modelli stereotipati e sessisti. Assicurare accesso gratuito alla giustizia e protezione legale per le donne che denunciano.

Questi solo alcuni degli ambiti e delle priorità su cui intervenire, parlare  della violenza, capire il nesso tra cause ed effetti , è la strada giusta per  non avere più paura.