Mese: giugno 2015

La resilienza

La resilienza è cosa diversa dall’ottimismo. È la parola giusta per chi non crede più al “vissero tutti felici e contenti”. Resilienza indica, in metallurgia, la capacità di un materiale di resistere agli urti improvvisi senza spezzarsi. Se applicata alla psicologia diventa l’abilità personale di affrontare le avversità della vita, di uscirne rinforzati e, addirittura, trasformati positivamente.Nonostante suoni simile a resistenza, la resilienza è completamente diversa. Resistere è star fermi, immobili e passivi. La resilienza, all’opposto, comporta un’azione, un cambiare per adattarsi, in meglio, a una situazione. Una persona resiliente è, infatti, consapevole del mondo in cui vive. A volte è lei la causa principale dei suoi mali.

Il resiliente guarda l’orrore, come direbbe Conrad in Cuore di tenebra, dritto negli occhi, ne ha paura certo, ma è lì, pronto a sfidarlo. Se subisce un colpo, cade a terra, si cura le ferite, si rialza, e continua la sua strada.
Il resiliente non è ottimista. È realista. Analizzando la situazione, trae le dovute considerazioni e agisce di conseguenza. Il resiliente non è un eroe. Resilienti, in fondo, lo siamo un po’ tutti. La sofferenza, i tracolli finanziari, il dolore di quando ci strappano il cuore e ce lo servono su un piatto, non potranno mai toglierci una cosa: la capacità di impegnarci per trovare soluzioni ai problemi. Per essere consapevoli che la felicità sta arrivando solo se le permettiamo di arrivare.

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Il silenzio della rimborsopoli calabrese

Occorre sempre ricordare la presunzione di innocenza… Anzi, vogliamo dire che, ancora una volta, l’uso delle misure cautelari appare eccessivo? Tralasciamo un attimo il fatto giudiziario, sicuramente gli indagati avranno modo di difendersi e giustificare le spese, inutile far notare le differenze di cifre tra gli indagati. E però… E però resta il senso di vuoto e di desolazione… E il silenzio…. PD muto… Cittadini muti… E poi il quadro di uomini che, essendo politicamente e ecomincamente privilegiati nella regione più povera, spendono i soldi del contribuente… Per cosa? Per fare politica, dicono? Politica? Quale? Qualcuno l’ha vista? E anche se fosse, costoro non hanno provato imbarazzo a spenderli quei soldi? Perché non hanno valorizzato il loro ruolo rinunciando a quei fondi e utilizzando parte delle loro già laute retribuzioni? Su cosa si deve riflettere Presidente? Sono tutti eticamente colpevoli. Di Geatano o Bilardi, ma come devono spiegare le cifre enormi a loro addebitate, e le pagine già pubbliche, delle loro giustificazioni,fanno ridere se non si trattasse di un vero schiaffo alla miseria di questa regione!E il presidente della medesima regione che fa, non sente la necessità di condannare questo comportamento, di prendere le distanze?E tutti dirigenti del pd che offrono la loro solidarietà al Presidente??Solidarietà a noi calabresi, uniche vittime!