La resilienza

La resilienza è cosa diversa dall’ottimismo. È la parola giusta per chi non crede più al “vissero tutti felici e contenti”. Resilienza indica, in metallurgia, la capacità di un materiale di resistere agli urti improvvisi senza spezzarsi. Se applicata alla psicologia diventa l’abilità personale di affrontare le avversità della vita, di uscirne rinforzati e, addirittura, trasformati positivamente.Nonostante suoni simile a resistenza, la resilienza è completamente diversa. Resistere è star fermi, immobili e passivi. La resilienza, all’opposto, comporta un’azione, un cambiare per adattarsi, in meglio, a una situazione. Una persona resiliente è, infatti, consapevole del mondo in cui vive. A volte è lei la causa principale dei suoi mali.

Il resiliente guarda l’orrore, come direbbe Conrad in Cuore di tenebra, dritto negli occhi, ne ha paura certo, ma è lì, pronto a sfidarlo. Se subisce un colpo, cade a terra, si cura le ferite, si rialza, e continua la sua strada.
Il resiliente non è ottimista. È realista. Analizzando la situazione, trae le dovute considerazioni e agisce di conseguenza. Il resiliente non è un eroe. Resilienti, in fondo, lo siamo un po’ tutti. La sofferenza, i tracolli finanziari, il dolore di quando ci strappano il cuore e ce lo servono su un piatto, non potranno mai toglierci una cosa: la capacità di impegnarci per trovare soluzioni ai problemi. Per essere consapevoli che la felicità sta arrivando solo se le permettiamo di arrivare.

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