Relazioni

Donne e uomini sono profondamente diversi e il comprendere questa santa verità eviterebbe molte inutili rotture .

Il problema non è nei sentimenti: il problema risiede altrove.
Ci sono relazioni in cui a momenti di grande complicità si alternano momenti di fuga e freddezza, che in genere corrispondono ai momenti in cui ci si sente prigionieri.

L’idea di ritrovarsi legati ufficialmente, terrorizza, così come terrorizza il complicato intreccio di responsabilità, impegni, sacrifici o rinunce che una relazione comporta.
Non è una questione di sentimenti, è più che altro una questione di paure.

L’avversione ad una relazione seria, infatti, va ad intaccare quelle sicurezze individuali che, oggi come oggi, ognuno tende a salvaguardare in ogni modo. Fa paura un impegno tanto gravoso perché non si è sicuri di poter reggere il peso dei doveri rispetto ad un’altra persona e, soprattutto, spaventa moltissimo la fatidica frase “per tutta la vita”

Ci sono degli individui che, oltre le loro tendenze alla “fuga relazionale” hanno anche l’aggravante di avere delle ferite personali infantili che li rendono oltremodo diffidenti rispetto alle relazioni.
Avete mai avuto la “fortuna” di incontrare un narcisista?

Egocentrici, gli altri vengono sempre dopo. Brillanti, intelligenti, geni della conquista, danno il massimo all’inizio della relazione. Romanticismo, attenzioni, ma al solo ed unico scopo della conquista, perché poi l’innamoramento non si trasforma mai in amore, dato che esso implica la capacità di accettare l’altro per quello che è, cosa di cui i narcisi sono totalmente incapaci.

Sono innamorati delle sensazioni che ricevono dalla relazione più che dal partner e come tale hanno la tendenza al tradimento, ma anche quando sono fedeli non si concedono mai totalmente alla persona con cui stanno: dentro di sé mantengono un angolino inaccessibile, non dicono mai tutto, sono imperscrutabili e misteriosi e si riservano il diritto di avere una via di fuga quando la relazione dovesse diventare troppo monotona o se capitasse loro un occasione più appetibile.

Inoltre pretendono molto ma dando poco o nulla in cambio,  e sono incapaci di empatia, e come tale non riescono a comprendere i bisogni altrui bensì vivranno le richieste del partner come una coercizione, un tentativo di manipolazione. La loro infanzia è stata quella di bambini apprezzati per quanto rispondevano a delle aspettative dei genitori, oppure idolatrati e messi sul piedistallo come trofei, ma in ogni caso mai autenticamente amati. Data la ferita del non amore patita nell’infanzia non riescono ad amare o a fidarsi di un’altra persona, vivono la relazione seria come una limitazione che toglie l’aria , una perdita dei confini del sé per cadere preda dell’altro, l’apertura relazionale li fa sentire vulnerabili ed esposti all’esser fatti a pezzi.

Oppure possiamo incontrare il classico peter pan, gli eterni ragazzini che non vogliono crescere.  Non vogliono un eccessivo coinvolgimento emotivo,preferiscono un rapporto senza promesse e progettualità.
Tendono ad investire al di fuori del rapporto, hobby e interessi che non vogliono saperne di diminuire. Si preferisce continuare a vivere da adolescenti piuttosto che assumersi responsabilità adulte di coppia, in una condizione della quale si notano solo svantaggi piuttosto che gratificazioni.

Il grosso rischio è quello di ritrovarsi a 40 anni o peggio a 50 senza aver costruito nulla di concreto a livello affettivo e avendo perduto anche quelle relazioni che avrebbero potuto davvero dare qualcosa di buono.
Alle volte dietro ai peter pan c’è stato un “primo vero amore” che loro innalzano a pietra di paragone di tutti gli altri: probabilmente il classico innamoramento di quando si è poco più che ventenni, senza considerare che quello non è un amore, è un innamoramento, ovvero una cosa ben diversa.

Chi è stato  ferito da una precedente relazione tende a chiudersi a riccio per il timore di essere ferito. Ovvero la paura di essere delusi, fa sì che non si concedano mai del tutto alla relazione.

Il primo passo è quello dell’accettazione: ovvero imparare a vedere il proprio partner per quello che è, con le sue ferite interiori.

Spesso noi donne ci innamoriamo di un ideale per poi adattarvi il nostro partner incorrendo quindi, in delusioni. Una persona la si prende per intero, non solo in parte.
Senza accettazione non esisterà alcun miglioramento relazionale,una delle più grandi illusioni del mondo femminile è cambiare gli uomini. Un uomo migliorerà solo quando si sentirà prima di tutto accettato e amato.
L’uomo che teme l’impegno tende a fuggire dalla relazione. ma paradossalmente è proprio il loro atteggiamento fondato sul disimpegno a non permettere all’amore di sbocciare. Non è possibile innamorarsi se non si è presenti alla relazione, se si pensa solo ai propri interessi, se si frequentano altre donne, se si innalzano barriere e difese.L’uomo con la paura di impegnarsi deve imparare a fermarsi e investire nella relazioni, anche con piccole aperture alla vulnerabilità, che seppur piccole sono fondamentali per l’amore.

Amare è un dono, gratuito e disinteressato. Si dà per dare, non per ricevere qualcosa in cambio. Il dare però è magico, perché porta l’altro a farlo a sua volta e così la relazione può crescere. Magari si lamentano che la partner è pesante, oppressiva, gelosa, ma non si rendono conto che il loro essere scostanti, evasivi ecc non fa altro che favorire questi atteggiamenti.
Il rispetto dei tempi di ognuno è cosa fondamentale per il buon funzionamento relazionale. Il tutto condito con una inevitabile importanza della comprensione e del dialogo.
L’amore non ingabbia, non toglie respiro, non opprime, non toglie gli interessi dell’altro, bensì libera dal passato e dona respiro positivo al futuro.

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